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Parodontologia

Cos’è la parodontologia?

La parodontologia è la branca dell’odontoiatria che si occupa dello stato di salute dell’apparato d’attacco del dente. L’apparato d’attacco del dente comprende la gengiva, l’osso alveolare propriamente detto, il legamento e il cemento radicolare.
Tale apparato è primariamente minacciato nel suo stato di salute dalla presenza di batteri.
I batteri si depositano in continuazione su tutte le superfici del cavo orale: mucose della superficie interna delle guance e delle labbra, lingua, gengive e denti.
La gengiva circonda normalmente il dente in corrispondenza del colletto riflettendosi nella formazione di un piccolo solco chiamato appunto solco gengivale.
Tale solco, profondo quando la gengiva è in salute, da 0,5 a 3mm, è in grado di accumulare batteri organizzati in placca. Quando la placca non è tempestivamente rimossa può calcificarsi in tartaro. La placca e il tartaro provoca l’infiammazione gengivale e quindi gengivite.

La gengivite si manifesta con un arrossamento delle gengive che diventano più voluminose con una maggiore tendenza a sanguinare.
Quando la gengivite raggiunge la fase più acuta può determinare copiosi sanguinamenti durante lo spazzolamento o addirittura essere responsabile di sanguinamenti spontanei tanto che il paziente al risveglio può trovare il cuscino macchiato di sangue.
La gengivite si cura semplicemente adottando un’igiene orale corretta quotidiana a casa e con una pulizia professionale in studio. Se trascurata la gengivite può sfociare in una parodontite.

La parodontite, anche detta malattia parodontale o volgarmente piorrea, può presentare lo stesso quadro sintomatico della gengivite ma è contraddistinta dalla perdita di supporto o attacco.
Il persistere dell’infiammazione gengivale infatti fa sì che l’osso di sostegno, a contatto con la gengiva infiammata, si ritiri.
Si tratta di un meccanismo di difesa che evita l’infiammazione diretta dell’osso in osteiti o osteomieliti che portano a conseguenze molto gravi.
Il riassorbimento dell’osso determina un parziale ritiro delle gengive poiché tendono a seguirlo, i denti appaiono così al paziente più lunghi essendosi scoperte parti delle radici.
Il riassorbimento dell’osso crea inoltre una architettura alterata che sostiene la formazione delle cosiddette tasche parodontali.
All’interno di queste “sacche, la cui profondità risulta maggiore del normale solco fisiologico, si accumula in continuazione e con più facilità placca e tartaro tanto che ne lo spazzolino ne il filo riesce a raggiungerli durante le manovre di igiene domiciliari quotidiane. In seguito a ciò i batteri sono liberi di produrre le tossine frutto del loro metabolismo che fanno progredire la malattia aumentando l’estensione e la profondità delle tasche.
Tasche più profonde accumuleranno più placca ancor meno facile da allontanare in un circolo vizioso che porta il dente ad avere sempre meno osso e a vacillare sempre di più fino al momento in cui, anche se sano, si è costretti a toglierlo perché dolente o troppo instabile.

“Intervenire quando si è in presenza di parodontite è molto meno facile di quando vi è la gengivite. Sono necessarie inizialmente un ciclo di sedute di igiene professionale (3, 4 o anche 5) ravvicinate per aggredire la malattia togliendo tutto il tartaro e la placca annidata nelle profondità delle tasche.
In corrispondenza di questo ciclo vengono realizzate una serie di radiografie digitali (Completo endorale o FMX o Status X) per la compilazione di una cartella radiografica approfondita che mostri con dettagli millimetrici tutta la situazione parodontale, endodontica e cariologica dente per dente. È un esame indispensabile per giungere ad una diagnosi corretta e stilare una prognosi adeguata.
Attenzione, però la panoramica od OPT non basta per questo in quanto è troppo generica. A questo primo ciclo d’attacco è necessario far seguire richiami di igiene professionale trimestrali per stabilizzare i livelli ossei e gengivali.”
“Solo in un secondo momento, e quando necessario, si prende in considerazione la fase terapeutica correttiva.
Questa fase ha l’obiettivo, attraverso un intervento di chirurgia parodontale, di avere più facile accesso alle lesioni pulendo ancor meglio le radici coinvolte, di correggere i difetti ossei prodotti dalla malattia ripristinando la normale architettura perduta e/o rigenerando lacune ossee profonde, ed eliminare le tasche creando i presupposti per un ideale mantenimento. Ci sono casi, invece, in cui il solo difetto presente è rappresentato dalla recessione gengivale, ovvero la scopertura di una porzione di radice dentaria senza la perdita di supporto osseo che è stato determinato principalmente da un errato utilizzo dello spazzolino.
La recessione non è in grado di per sé di pregiudicare la prognosi del dente sul quale è localizzata.
Può però rappresentare un problema estetico (dente più lungo in zona estetica), o di sensibilità al freddo o allo spazzolamento.
In questi casi si possono eseguire i cosiddetti interventi di chirurgia muco-gengivale che consistono in plastiche gengivali atte alla ricopertura delle radici esposte e/o alla riduzione della sensibilità allo spazzolamento o agli stimoli termici.”
I protocolli utilizzati dallo Studio Meneghini inerenti sia alla fase igienica e causale sia alle fasi correttive-chirurgiche, sono i soli protocolli validati scientificamente e internazionalmente approvati nelle linee guida delle più importanti società scientifiche di parodontologia come la SidP.

Igiene e profilassi orale

Con il termine igiene e profilassi ci si riferisce a tutte quelle manovre che hanno come scopo la rimozione dei fattori in grado di determinare infiammazione gengivale e carie.
Tali fattori sono rappresentati primariamente da placca e tartaro.
La placca è un agglomerato di batteri organizzati che si depositano in continuazione su tutte le superfici dentarie e delle mucose delle guance e della lingua.
Il tartaro è la calcificazione della placca quando questa non viene tempestivamente rimossa dalle manovre di igiene domiciliare.
Il tartaro come la placca può essere situato sui denti sia sopra il livello gengivale che sotto il livello gengivale. La placca che permane sulla superficie dei solchi, nei punti di contatto tra i denti e al colletto dei denti, in presenza di condizioni predisponenti, si rende responsabile della formazione della carie, mentre la placca e il tartaro depositato in corrispondenza o al di sotto del solco gengivale, provoca la gengivite.
La gengivite se trascurata esita in parodontite ovvero la cosiddetta “piorrea” che mina le fondamenta del dente.
Ecco perché è fondamentale eseguire periodicamente e costantemente la pulizia dentale professionale.

La pulizia dentale che nello studio Meneghini viene eseguita in poco meno di un’ora, consta di più fasi:

Fase 1, istruzione all’igiene orale.

L’ igienista dentale mostra al paziente le tecniche migliori da seguire nella pulizia domiciliare consigliando gli ausili più appropriati per la sua situazione orale (spazzolini, fili interdentali, scovolini, collutori e gel).
Questa è una fase molto importante in quanto il paziente deve di giorno in giorno mantenere al meglio l’igiene della sua bocca.

Fase 2 strumentazione ultrasonica e manuale.

La rimozione del tartaro e della placca vengono eseguiti attraverso una strumentazione appropriata comprendente punte che, oscillando con frequenza ultrasonica, disgregano le concrezioni di tartaro staccandolo dal dente mentre per effetto cavitazione distruggono i batteri costituenti la placca. La rifinitura viene compiuta con l’utilizzo di strumenti in acciaio affilati detti curette che vengono utilizzati manualmente. Questa fase talvolta, se indicato oppure richiesto dal paziente, può essere eseguita praticando preventivamente l’anestesia locale al fine di rendere la procedura del tutto confortevole.

Fase 3, lucidatura.

Al termine dell’utilizzo della strumentazione i denti vengono smacchiati dalle pigmentazioni provenienti dall’assunzione di tè, caffè, fumo e altre sostanze.
La lucidatura ha la funzione di rendere i denti lisci al tatto e meno ricettivi alla placca.

Fase 4, applicazione di fluoro.

Quando indicato si applicano delle mascherine contenenti gel di fluoro per fornire al dente una barriera superficiale in grado di renderlo più resistente all’attacco degli acidi della carie.

“La frequenza con la quale il paziente deve eseguire l’igiene professionale viene decisa dall’odontoiatra in accordo con l’igienista dentale e il paziente vista la situazione di salute gengivale e parodontale. Il richiamo standard è semestrale ma se ci sono danni più o meno avanzati provocati dalla piorrea il periodo di tempo tra una pulizia e l’altra si riduce. Da protocollo il periodo tra un richiamo e l’altro di igiene in questi casi si deve aggirare attorno a tre mesi.
Quattro sedute di igiene all’anno sono un impegno oggettivamente trascurabile se si pensa ai danni di una malattia parodontale non controllata. La malattia parodontale o parodontite o piorrea se trascurata infatti porta alla perdita prematura dei denti, a problemi estetici, fonetici e di alitosi; per la sostituzione dei denti persi sono necessari perciò ponti, protesi, dentiere, impianti, tante sedute dal dentista e molte spese.”
La malattia parodontale o parodontite o piorrea è correlata a disturbi gravi della salute generale. Esiste infatti una stretta relazione tra malattia parodontale e infarto, tra malattia parodontale e ictus, tra malattia parodontale e diabete e tra malattia parodontale e parti prematuri nelle gestanti. L’igiene dentale professionale è una colonna portante per la qualità di cura e prevenzione di uno studio che fa della qualità il faro dell’attività quotidiana.
Per questo motivo lo studio Meneghini si avvale solo di igieniste qualificate con i titoli universitari che abilitano a tale importante attività.

Protesi fissa

Si intende protesi fissa quella branca dell’odontoiatria che si occupa del restauro dei denti gravemente compromessi o mancanti per mezzo di corone o ponti.
Le corone dette comunemente capsule, rappresentano strutture di forma, colore e dimensione simili ai denti naturali che vengono cementate al dente opportunamente ricostruito e “limato”.
La corona rappresenta quindi un rivestimento esterno in grado di ripristinare funzione ed estetica prevenendone la frattura nel tempo.
L’indicazione principale è rappresentata dal restauro di denti devitalizzati e molto ricostruiti. Questi denti infatti, essendo stati indeboliti dall’avanzato processo carioso e dalla successiva e necessaria cura canalare, potrebbero andare incontro a frattura. Tale frattura, che classicamente decorre dal centro del dente obliquamente fino alla radice al disotto del livello gengivale, pregiudica la possibilità di recupero dell’elemento dentario.
La prevenzione di tutto ciò viene quindi data dalla corona la quale funge da elemento di contenzione delle varie parti prevenendone la temuta frattura.
I ponti come le corone sono protesi fisse perciò cementate in maniera permanente ai denti.
L’ indicazione principale risiede nella sostituzione di elementi dentari mancanti.
I ponti constano di più corone saldate assieme cementate e supportate da due o più pilastri. Come quelli delle strade infatti, un ponte semplice di 3 elementi, è retto da due denti pilastro portanti un terzo dente finto al centro che sostituisce l’elemento mancante.
Nel caso della mancanza di un dente, infatti, il paziente per poter sostituirlo ha di fronte due strade: una tradizionale rappresentata dal ponte su denti naturali e un’altra più moderna rappresentata da una corona su impianto.
Se si optasse per il ponte, il dente anteriore e il dente posteriore a quello mancante dovrebbero, anche se sani, essere “limati” per poter essere ricoperti da due corone supportanti l’elemento centrale mancante.
In questo modo, per sostituire un dente mancante ci si ritrova ad avere tre denti “finti” uniti e legati al medesimo destino.
Infatti, se anche solo uno dei due pilastri naturali del ponte richiedesse una qualsiasi sistemazione, tutta la struttura del ponte deve essere riconsiderata, e se uno dei due pilastri dovesse essere malauguratamente estratto ci si trova nella condizione di dover eseguire un ponte ancor più lungo coinvolgendo altri denti sani o peggio nell’impossibilità di poterne fare un altro.
Inoltre il ponte dal punto di vista igienico è molto più difficilmente mantenibile. I denti del ponte sono tra loro forzatamente saldati perciò l’intasamento di cibo è inevitabile mentre l’utilizzo del filo convenzionale per l’allontanamento dei detriti alimentari è impedito.
Gli elementi dentari naturali che costituiscono pilastro di ponte sono inoltre sovraccaricati dalla struttura; non devono masticare solo per sé stessi ma anche per l’elemento o gli elementi mancanti che portano.
Questo conduce più frequentemente a fallimento dei pilastri per carie secondaria, fratture della radice e problemi con il supporto del dente.
Tutti questi inconvenienti sono superati dall’implantologia e dalla protesi ancorata ad essa: nel caso di un elemento mancante infatti gli elementi vicini non devono essere coinvolti perciò avranno vita propria e non condizionata da ciò che gli sta vicino.
Nell’osso dove manca il dente viene impiantata una vite in titanio che diventa la radice artificiale del dente finto che vi verrà avvitato sopra.
Questo dente essendo in metallo dall’inizio alla fine non potrà così cariarsi né dare luogo ad ascessi o granulomi non avendo nervi.
Essendo separato dai denti vicini, verrà replicata esattamente la situazione naturale preesistente perciò l’estetica sarà migliore e il mantenimento igienico può essere garantito con maggiore facilità.
La statistica che attiene alla prognosi del ponte su denti naturali parla di un tasso di successo che si aggira attorno al 70-80% in 10-15 anni mentre, per lo stesso periodo, una corona su impianto ha tassi che si aggirano attorno al 95%.
In conclusione l’approccio moderno per la sostituzione di uno o più denti vede primeggiare per la contenutezza dei costi biologici ed economici sempre di più la soluzione implantare relegando al ruolo di ultima spiaggia la costruzione del ponte.
Le corone come i ponti, possono essere costruite con varie tipologie di materiali.
L’innovazione in campo tecnologico ha infatti creato l’opportunità da parte del dentista di poter scegliere tra un ventaglio di soluzioni per ogni situazione clinica.

Implantologia

Implantologia e impianti dentali

L’implantologia si occupa della sostituzione di uno o più elementi dentali per mezzo di impianti dentali. Gli impianti dentali sono delle strutture in titanio che vengono avvitate all’osso mascellare o mandibolare per costituire delle vere e proprie radici artificiali sopra le quali vengono a loro volta avvitati i denti artificiali.
Gli impianti sono perciò costituiti da una filettatura esterna e una interna. Quella esterna serve per ottenere la stabilità detta primaria nell’osso all’atto dell’inserimento mentre quella interna serve per la connessione alla parte protesica sostituente il dente.
La controindicazione all’implantologia è rappresentata dalla presenza di diabete non compensato, gravi patologie cardiache e l’assunzione di farmaci difosfonati verso i quali vi può essere il timore di sviluppo di necrosi delle ossa mascellari in seguito all’intervento.
L’osteoporosi non rappresenta una controindicazione assoluta in quanto le ossa mascellari sono generalmente risparmiate da questa malattia.
I fattori di rischio per la durata del trattamento implantare tuttavia sono rappresentati dal fumo di sigaretta che innalza di molto il tasso di fallimento e una storia di piorrea pregressa o in atto.
È pertanto importante un check-up preliminare a vari livelli per stabilire la fattibilità del trattamento.
Il secondo passo è rappresentato dall’ esecuzione di un progetto protesico realizzabile. Infatti la posizione e il numero degli impianti deve essere in funzione a questo parametro.
Deciso il numero e la posizione bisogna valutare la quantità di osso disponibile nelle posizioni desiderate. Nella mandibola infatti ci sono delle limitazioni determinate dalla presenza del nervo mandibolare, che limita la quantità di osso disponibile e che potrebbe rendere impossibile il trattamento. Nessun impedimento, al contrario, è generalmente presente invece nel settore anteriore della mandibola.
Nell’arcata superiore, posteriormente, la limitazione è rappresentata dalla presenza del seno mascellare. Il seno mascellare è una cavità d’ aria in comunicazione con le cavità nasali situati superiormente ai premolari e ai molari. A seconda del grado di espansione anatomica del seno potremmo avere più o meno osso disponibile. Anche nel caso della mascella nessuna limitazione è generalmente presente nella regione anteriore.
Gli ostacoli anatomici possono essere ormai sempre più spesso aggirati con la moderna implantologia e le tecniche di ricostruttive.

Si parla infatti di impianti corti (fino a 5mm), di mini impianti (con diametri anche inferiori a 2mm) e di tecniche di innesto d’ osso e di rialzo del seno mascellare.
Progettato a tavolino il trattamento, l’intervento di inserimento dell’impianto diventa semplice e sicuro. Esso consiste classicamente nel praticare, in anestesia locale, un’incisione sulla gengiva per denudare l’osso sottostante. Viene scavato con apposite frese un pozzetto con un diametro leggermente inferiore al diametro dell’impianto di modo che vi possa esservi avvitato all’interno.
Segue a questo punto un periodo di guarigione lungo dai 3 ai 4 mesi necessario all’integrazione con l’osso circostante. L’osteointegrazione è un processo ormai ben conosciuto scientificamente e consiste nell’istaurarsi di un contatto diretto osso-impianto che è alla base della successiva completa solidità e asintomaticità dell’impianto durante la sua funzione.
L’ intervento di inserimento dell’impianto, va detto, è ormai un intervento assolutamente di routine, e completamente indolore. Anche la sintomatologia post operatoria è molto trascurabile e il più delle volte inferiore a quella presente dopo un’estrazione dentaria. La percentuale di successo implantare ha inoltre raggiunto percentuali molto vicine al 100%.

Impianti post estrattivi

Si tratta di una variante del protocollo di terapia implantare. Esso consiste nell’inserimento contestuale dell’impianto all’estrazione del dente da sostituire.
Il vantaggio principale è rappresentato dal risparmio di tempo, in quanto non si deve aspettare la maturazione del sito post-estrattivo. Un altro vantaggio inoltre è determinato dalla mancata necessità di “tagliare” la gengiva in quanto viene sfruttato l’alveolo dentario post-estrazione per inserire l’impianto.
Si tratta di una tecnica che non può tuttavia essere utilizzata in tutti i casi essendoci spesso limitazioni di carattere anatomico o patologico.

Carico immediato

L’ implantologia del terzo millennio ha sviluppato protocolli in grado di poter ridare in 48 ore al massimo una dentatura fissa con elevati livelli di predicibilità a chi l’avesse completamente perduta.
Un paziente portatore di protesi totale può sostituire la propria dentiera in meno di 2 giorni con un ponte fisso avvitato a 4 impianti potendovi mangiare la sera stessa senza grosse difficoltà.
Questa tecnica, nota come all on four, ha successi prossimi al 100% ed ha rivoluzionato oltre che accelerato i tempi di una riabilitazione implantare che prima durava mesi.

Chirurgia implantare computer assistita

L’implantologia moderna si fonda, oltre che su una fenomenale evoluzione di geometrie e caratteristiche di superficie dell’impianto stesso, su un concetto fondamentale che è quello del suo posizionamento durante l’atto chirurgico protesicamente guidato.
Il concetto del posizionamento implantare protesicamente guidato, non è solo importante affinché l’impianto si integri e cioè che attecchisca all’osso circostante, ma che supporti la protesi ad esso connessa, sia fissa (corone e ponti) che rimovibile (overdenture su barra o attacchi a clip), in maniera adeguata permettendone il mantenimento igienico, il supporto masticatorio e un risultato estetico accettabile.
Tutto ciò si riflette in maniera importante sul comfort e la durata della riabilitazione protesica implantare.
Grazie alla tecnologia informatica è ora possibile progettare ed eseguire l’intervento di posizionamento degli impianti in tutta sicurezza e con assoluta precisione e predicibilità dei risultati.
La conseguenza di ciò è che il momento chirurgico avviene in tempi decisamente ridotti, molte volte senza scolpire lembi mucosi (cioè senza tagliare le gengive), e che, conoscendo già in fase di progettazione la posizione finale degli impianti, molto spesso è possibile inserire direttamente il provvisorio avvitandolo agli impianti appena inseriti in un’unica seduta (protesi a carico immediato).
Le fasi della chirurgia implantare computer guidata sono quattro:

1) Fase diagnostica.

Si effettua un esame radiografico tipo TAC o meglio ancora CONE BEAM.
Quest’ultimo esame differisce dalla classica TAC per una maggiore precisione e una molto minore dose di radiazione emessa. I file DICOM ottenuti da questo esame vengono analizzati da un software dedicato di cui si è dotato questo studio che ne fa una ricostruzione tridimensionale particolareggiata. Tale software è tra i migliori al mondo per questo scopo e il più tecnologicamente avanzato (Simplant-Materialise dental).
Ogni dettaglio può essere analizzato sotto varie prospettive e sezioni, è possibile stabilire i rapporti tra le varie strutture anatomiche come nervi e vasi sanguigni e visualizzare i rapporti e gli spessori dei tessuti duri (ossa e denti) e molli (gengive e mucose), è possibile inoltre previsualizzare per certi tipi di interventi ortognatici, i risultati estetici raggiungibili.
In pazienti già portatori di protesi rimovibili vi è la possibilità di scannerizzare anche la protesi così da giustapporla con le strutture anatomiche naturali per visualizzare dove dovranno essere presenti i denti artificiali.

2) Fase implantare.

La seconda fase, di progettazione, si chiama implantare, in cui lo stesso software permette di inserire virtualmente il numero, il tipo e la dimensione desiderata di impianti in rapporto ai denti e all’anatomia del paziente. Il progetto chirurgico virtuale approvato anche dal paziente, viene spedito via e-mail ad un centro di ricezione e fabbricazione in Belgio che costruisce la cosiddetta DIMA CHIRURGICA.
Essa consiste in una doccia in resina simile ad un bite per bruxismo che però ha al suo interno delle boccole di metallo.

3) Fase Chirurgica.

La dima viene inserita e stabilizzata in bocca e le boccole obbligano l’inserimento delle frese ed infine degli impianti con l’angolazione e la profondità stabilita e studiata al computer.

4) Fase protesica.

Come accennato prima è logico che se è possibile conoscere in anteprima la posizione che avranno gli impianti, è anche possibile costruire in anticipo la struttura protesica che vi andrà al di sopra avvitata.
Il paziente può uscire dallo studio già con i denti fissati agli impianti e molte volte senza punti di sutura da dover rimuovere. Questa pratica, infatti, non prevede nessun taglio con un minor dolore e un decorso postoperatorio molto più leggero.

Protesi su impianti

 

Protesi implantare

L’obiettivo della moderna odontoiatria è di ridare al paziente la salute orale in modo predicibile. Il paziente parzialmente e completamente senza denti (edentulo), ovvero con una protesi rimovibile tradizionale, può essere incapace di parlare o di recuperare funzione, estetica e confort normali. La funzionalità dentale del paziente portatore di protesi, sia strutturale che estetica, è ridotta di un sesto sesto del livello precedente con dentatura naturale. Tuttavia una protesi implantare può riportare la funzione a livelli quasi normali.
“L’estetica del paziente edentulo è compromessa per l’atrofia dei muscoli masticatori e dell’osso mascellare e mandibolare. Il continuo riassorbimento osseo porta a cambiamenti facciali irreversibili. Una protesi implantare permette una funzione muscolare normale e l’impianto stimola l’osso a mantenere le sue dimensioni in modo simile ai denti naturali sani.
Quindi, i lineamenti del viso non risultano compromessi dalla perdita di supporto, cosa che spesso si verifica nelle protesi rimovibili.”
Inoltre i restauri con ritenzione implantare non richiedono supporto dei tessuti molli e migliorano il confort orale. Le protesi implantari offrono spesso un percorso di trattamento più predicibile rispetto ai restauri tradizionali.

Nel paziente parzialmente edentulo al quale mancano uno o più denti ma non tutti, si tratta di sostituire il o i denti mancanti attraverso corone (capsule) o ponti di tipo fisso avvitati o cementati su impianti. Nel caso della mancanza di un dente ci sono due strade per procedere, una tradizionale rappresentata dal ponte su denti naturali e un’altra più moderna rappresentata da una corona su impianto.
Se si opta per il ponte, il dente anteriore e il dente posteriore a quello mancante devono, anche se sani, essere “limati” per poter essere ricoperti da due corone supportanti l’elemento centrale mancante.
In questo modo, per sostituire un dente mancante ci si ritrova ad avere tre denti “finti” uniti e legati al medesimo destino. Infatti, se anche solo uno dei due pilastri naturali del ponte richiedesse una qualsiasi sistemazione, tutta la struttura del ponte deve essere riconsiderata, e se uno dei due pilastri dovesse essere malauguratamente estratto ci si trova nella condizione di dover eseguire un ponte ancor più lungo coinvolgendo altri denti sani o peggio nell’impossibilità di poterne fare un altro.
Inoltre il ponte dal punto di vista igienico è molto più difficilmente mantenibile. I denti del ponte sono tra loro forzatamente saldati perciò l’intasamento di cibo è inevitabile mentre l’utilizzo del filo convenzionale per la pulizia dei detriti alimentari è impedito.
Gli elementi dentari naturali che costituiscono pilastro di ponte sono inoltre sovraccaricati dalla struttura, non devono masticare solo per sé stessi ma anche per l’elemento o gli elementi mancanti che portano.
Questo conduce più frequentemente al fallimento dei pilastri per carie secondaria, fratture della radice e problemi con il supporto del dente.
Tutti questi inconvenienti sono superati dall’implantologia e dalla protesi ancorata ad essa: nel caso di un elemento mancante infatti gli elementi vicini non devono essere coinvolti perciò avranno vita propria e non condizionata da ciò che gli sta vicino.
Nell’osso dove manca il dente verrà impiantata una vite in titanio che diventerà la radice artificiale del dente finto che vi verrà avvitato sopra.
Questo dente essendo in metallo dall’inizio alla fine non potrà così cariarsi né dare luogo ad ascessi o granulomi non avendo nervi.
Essendo separato dai denti vicini, verrà replicata esattamente la situazione naturale preesistente perciò l’estetica sarà migliore e il mantenimento igienico garantito con maggiore facilità. La statistica che attiene alla prognosi del ponte su denti naturali, parla di un tasso di successo che si aggira attorno al 70-80% in 10-15 anni mentre, per lo stesso periodo, una corona su impianto a tassi che si aggirano attorno al 95%.
In conclusione l’approccio moderno per la sostituzione di uno o più denti vede primeggiare per la contenutezza dei costi biologici ed economici sempre di più la soluzione implantare relegando ad una soluzione di ultima spiaggia la costruzione del ponte.

Il paziente che ha perso completamente i denti (edentulo totale) con una protesi rimovibile tradizionale (dentiera) può essere incapace di parlare o di recuperare funzione, estetica e confort normali. La funzione del paziente portatore di protesi può essere ridotta a un sesto del livello precedente con dentatura naturale; tuttavia una protesi impiantare può portare la funzione a livelli quasi normali.
L’ estetica del paziente edentulo è compromessa per l’atrofia dei muscoli masticatori e dell’osso mascellare e mandibolare;
Il continuo riassorbimento osseo porta a cambiamenti facciali irreversibili;
Una protesi implantare permette una funzione muscolare normale e l’impianto stimola l’osso e mantiene le sue dimensioni in modo simile ai denti naturali sani. Quindi, i lineamenti del viso non risultano compromessi dalla perdita di supporto, cosa che spesso si verifica nelle protesi rimovibili;
Inoltre, i restauri con ritenzione implantare non richiedono supporto delle mucose e quindi migliorano il confort orale impedendo che si formino quelle fastidiose e dolorose vesciche legate al trauma della dentiera sulla gengiva quando questa non è sufficientemente stabile;
Una protesi, fissa o rimovibile che sia, ancorata agli impianti è assolutamente ferma e stabile;
Le protesi implantari offrono spesso un percorso di trattamento più predicibile rispetto ai restauri tradizionali;
Quando un paziente è completamente senza denti ha davanti a sé due alternative rispetto alla dentiera (protesi totale) tradizionale: una fissa e una rimovibile.
“La protesi totale rimovibile su impianti è rappresentata da una protesi simile a quella tradizionale in resina anche se meno ingombrante e priva di palato, che irrobustita da uno scheletro in metallo, presenta ancoraggi nascosti che servono alla ritenzione agli impianti.
Quindi ci sarà una parte rimovibile che sarà rimossa liberamente dal paziente per le normali manovre di igiene orale e una parte che sarà fissa in bocca rappresentata da bottoni a pallina o da una barra fresata strettamente avvitati agli impianti già integrati nell’osso.
Questo tipo di protesi potrà essere realizzata in resina come già accennato, ma anche in ceramica.
Quest’ultima soluzione rappresenta il non plus ultra delle protesi implantari rimovibili ed è costituita da denti in ceramica personalizzati avvitati ad una struttura metallica in titanio che attraverso un sistema di chiavistelli si fissa ad una barra anch’essa in titanio elettro-passivata e avvitata agli impianti.
Permette inoltre il ristabilimento di una masticazione e di un’estetica stabile essendo in ceramica, il ripristino del volume perso dell’osso e delle gengive anche quando si è riassorbito molto, una stabilità totale quando è inserita e, rimuovendola una grande facilità di pulizia e di mantenimento igienico.
L’esecuzione della stessa protesi in resina, invece, trova la maggiore indicazione quando l’arcata dentaria antagonista è rappresentata da una protesi tradizionale o implantare in resina o quando si vuole contenere i costi della riabilitazione.
“La protesi totale fissa su impianti, che può essere a sua volta in ceramica o in resina, presenta caratteristiche peculiari. La differenza sostanziale rispetto a quella rimovibile, è dettata dal fatto che il paziente non può liberamente rimuoverla essendo avvitata agli impianti e potendo essere svitata solo dall’odontoiatra all’occorrenza.
Le manovre di igiene domiciliari saranno pertanto molto più difficoltose e il paziente dovrà pertanto essere molto abile e motivato per eseguirle correttamente.
Inoltre, una protesi fissa totale su impianti tendenzialmente richiede per il suo funzionamento un numero di impianti superiore pertanto i costi della fase di terapia implantare risultano essere maggiori.
Tuttavia il fattore costo nella scelta se eseguire una protesi fissa o rimovibile, in resina o ceramica, non può essere considerato il solo fattore discernente.
Infatti, se nella protesi rimovibile è possibile sostituire i volumi perduti di osso e gengiva, con la protesi fissa questo non è possibile se non in minima parte. Per contro, se gli stessi volumi non sono stati perduti difficilmente avremo spazio per le componenti necessarie ad una protesi implantare totale rimovibile, perciò sarà preferibile la soluzione fissa.
Allo stesso tempo ci saranno situazioni dove è preferibile utilizzare la resina mentre in altre situazioni il materiale di costruzione di scelta è la ceramica.

È indispensabile quindi uno studio preliminare da parte dello studio Meneghini prima di ogni procedura che possa indirizzare il paziente verso la soluzione migliore in base ai propri desideri e alle proprie disponibilità di tempo e denaro.

Alitosi

L’alitosi è un disturbo che si manifesta con l’emissione di odore sgradevole attraverso l’atto espiratorio. La rilevanza della componente psicologica di tale disturbo è facilmente intuibile. L’alito cattivo, espressione comune per definire l’alitosi, infatti, può rappresentare una grande limitazione nei rapporti interpersonali, inducendo, chi ne soffre, ad evitare il più possibile contatti troppo ravvicinati con il prossimo.
Nonostante l’alitosi possa essere espressione di disfunzioni di vari organi (fegato, reni, stomaco e intestino, polmoni e apparato respiratorio) o di terapie farmacologiche, la maggioranza delle forme di cattivo odore proveniente dal cavo orale, il 90% secondo vari studi scientifici, ha origine dal cavo orale stesso, per cui il dentista riveste un ruolo fondamentale nella loro diagnosi e nel trattamento.

Esistono due tipi diversi di alitosi:
l’alitosi parafisiologica è quella tipica di alcuni momenti della giornata e legata ad azioni particolari;

l’alitosi patologica persistente, invece, è legata all’esistenza di patologie sistemiche, generali oppure, più frequentemente, del cavo orale;

Nell’alitosi cosiddetta parafisiologica il disturbo è temporaneo e si può ricondurre con precisione a determinati fattori: consumo di alimenti cosiddetti alitogeni come aglio, cipolla e alcune spezie, consumo di alcool (anche quello contenuto in alcuni farmaci), assunzione di farmaci che comportano l’immissione di sostanze alitogene nel torrente sanguigno e di qui nell’aria espirata, di farmaci che diminuendo la quantità di saliva disponibile per la funzione di auto detersione all’interno della bocca incoraggiano la moltiplicazione batterica, nel corso di digiuno prolungato, al risveglio mattutino (alito cattivo da risveglio).
In tutti questi casi l’alitosi ha una causa ben individuabile e scompare dopo la sua eliminazione, mettendo l’individuo nella condizione di controllare il suo problema.

L’alitosi persistente costituisce un problema più complesso che richiede un’anamnesi completa e scrupolosa che permetta di ricondurlo a patologie o che riguardino esclusivamente la bocca oppure che coinvolgano l’organismo nel suo insieme.
L’alitosi dipendente da malattie generali riguarda solamente il 10% dei soggetti che lamentano questo disturbo e, tendenzialmente, non è il primo sintomo che questi avvertono. Molte persone ritengono che l’alito cattivo possa dipendere da patologie dell’apparato digerente e che proprio per questo non ci sia nulla da fare.
L’alitosi da cause gastriche è molto rara e richiede un funzionamento errato del cardias, lo sfintere che separa lo stomaco dall’esofago. Malattie sistemiche in grado di provocare alitosi sono il diabete mellito, l’insufficienza renale cronica, epatopatie gravi per l’alterazione dei normali equilibri metabolici.
Più frequentemente delle altre malattie, quelle otorinolaringoiatriche possono comportare alito sgradevole per la presenza di essudato e colonie batteriche nel cavo orale o in zone che comunicano con questo ma rappresentano comunque un’esigua quantità dei casi di alitosi.

Dal momento in cui l’alitosi non dipende da affezioni generali, ci possiamo concentrare sulla causa più comune che risiede nelle condizioni patologiche orali.
Quando nel cavo orale ci sono carie molto estese, problemi parodontali e in ogni caso un mancato controllo dell’igiene orale, aumenta notevolmente la quantità di batteri gram negativi che possiedono un metabolismo anaerobio facoltativo o obbligato.
Questi batteri provocano la putrefazione delle sostanze organiche proteiche contenute nella saliva, nei residui alimentari e nel sangue presente nella bocca in presenza di gengivite e parodontite.
Per effetto della loro azione vengono così liberati i cosiddetti composti volatili solforati che comprendono il solfuro di idrogeno, il metilmercaptano, composti amminici come putrescina e cadaverina.
Le sedi più abitate da questi batteri sono il solco gengivale ed il terzo posteriore della lingua dove le caratteristiche anatomiche e patologiche possono incoraggiare la riproduzione e il metabolismo di tali microrganismi.

Appurata la presenza di alitosi, si procede indagando sull’eventuale assunzione di farmaci antiipertensivi, ansiolitici o neurolettici in grado di ridurre la secrezione salivare, ma soprattutto sulla qualità dell’igiene orale del paziente.
Si osservano denti e gengive per rilevare la presenza di placca batterica.
La superficie dorsale della lingua per valutare la presenza di quella patina bianca (lingua patinata), che la ricopre quando la quantità di batteri gram negativi è eccessiva, la sua forma, in quanto condizioni anatomiche particolari come lingua scrotale o a carta geografica possono favorire la ritenzione di placca batterica.
Si esamina quindi lo stato delle gengive sondando l’eventuale presenza di tasche, per confermare o escludere patologie gengivali o parodontali in atto.
Si valuta, poi, la presenza di carie di estensione e localizzazione tali da giustificare l’insorgenza dell’alitosi.
Carie nascoste, generalmente interprossimali, spesso non individuabili all’osservazione clinica, andranno indagate eseguendo radiografie endorali.
Si valuterà altresì l’esistenza di restauri e protesi incongrue, di zone in generale dove i residui di cibo possono rimanere intrappolati.
Si esplorerà la mucosa del cavo orale per escludere la presenza di ulcere, afte o altre lesioni orali.

Fatte tutte le diagnosi, si decidono gli interventi correttivi delle abitudini che provocano l’alitosi, si consigliano le manovre di igiene orale più adeguate e, soprattutto, si trattano le patologie dentali e parodontali presenti per ripristinare quel grado di salute e di pulizia che normalmente si sposa con un alito gradevole. A tal fine è bene che si prenda l’abitudine di spazzolare con delicatezza anche la lingua, in particolare il dorso, riducendo così del 50% la produzione dei composti volatili solforati.
Esistono anche collutori che eliminano o riducono l’alito cattivo. Il collutorio non cura però la causa del problema, ne annulla solo gli effetti.
In alcuni studi è stato dimostrato che i collutori che contengono zinco o bicarbonato sono in grado di decomporre i composti solforosi che causano l’alitosi.
L’introduzione dell’uso di un collutorio contenente Clorexidina e Cetilpiridinocloruro poi, si può rivelare un ottimo strumento per l’ulteriore riduzione della carica batterica e per il ripristino delle condizioni di salute nel cavo orale.
Esistono inoltre kit costruiti appositamente per combattere l’alitosi che comprendono collutori, dentifrici e spray idonei ed ausili come lo spazzolino linguale, lo spazzolino dentale e interdentale.

Ortodonzia

 

Cos’è l’ortodonzia?

L’ ortodonzia si pone come obbiettivo l’ottenimento di un giusto rapporto tra i denti, correttamente allineati, e le basi ossee sulle quali sono disposti nonché la reciproca relazione tra queste ultime. Si tratta perciò di spostare i denti applicando forze controllate mediante fili, elastici, molle, viti o mascherine.
L’ortodonzia è rivolta primariamente ai bambini (pedodonzia).
Molto si può fare infatti in questi pazienti per impostare correttamente la bocca ottenendo un enorme vantaggio quando diventeranno adulti. Quando i denti non sono ben allineati sono ben difficili da pulire perciò l’ incidenza di carie, gengiviti e parodontiti aumenta moltissimo.
Quando la masticazione non è corretta, elevate sono le possibilità di sviluppare disfunzioni e patologie articolari mandibolari.

Grande risalto viene giustamente dato alla correlazione tra la masticazione non corretta e il mal di testa o il mal di schiena.
Si può dire che l’ortodonzia rappresenti l’atto preventivo di maggior peso nella vita dei nostri figli perciò deve essere eseguito attentamente senza tralasciare alcun particolare. Il trattamento ortodontico deve perciò partire da una corretta diagnosi.
Ad essa si giunge attraverso la presa delle impronte delle arcate, l’esecuzione di una radiografia panoramica e una teleradiografia latero-laterale e nonché l’esecuzione di foto extra e intraorali.
I bambini devono essere portati per un consulto orto-pedodontico già in tenerissima età ovvero già a 3-4 anni.
In questo modo si possono gettare le basi per interventi di ortodonzia intercettiva. L’ortodonzia intercettiva consiste in lievi e brevi trattamenti in grado di correggere sul nascere anche gravi malformazioni o deviazioni di sviluppo delle basi ossee.

La metodica Invisalign consiste nello spostare i denti indossando mascherine trasparenti e sottili.
Il trattamento con Invisalign si compone di una serie di allineatori quasi invisibili e rimovibili che vengono sostituiti ogni due settimane da un nuovo set.
Ciascun allineatore è realizzato appositamente e soltanto per i denti del paziente.
Quando si sostituiscono gli allineatori, i denti si muovono, piano piano, settimana dopo settimana, finché non si saranno allineati nella posizione finale definita dall’ortodontista.
Inoltre un programma di trattamento virtuale 3D (software ClinCheck®) mostra gli spostamenti che i denti seguiranno nel corso del trattamento.
Ciò permette di sapere in anticipo quale sarà l’aspetto dei denti al termine del trattamento. I risultati del sistema ClinCheck consentono di realizzare degli allineatori trasparenti su misura per ogni paziente.

 

 

 

 

 

Dopo aver stabilito se Invisalign sia adeguato alle esigenze, l’ortodontista elabora un piano di trattamento dettagliato con il quale verranno realizzati su misura gli allineatori praticamente invisibili.
Verranno perciò prese le impronte dei denti e successivamente inviate ai laboratori Invisalign per l’elaborazione.
Le impronte dentali vengono digitalizzate in modo che l’ortodontista possa avere un’immagine 3D computerizzata dei denti (software ClinCheck®).
Attraverso il software sarà possibile visualizzare la situazione del paziente prima, durante e dopo il trattamento potendo così vedere in anteprima il risultato finale raggiungibile.
Dopo che il paziente e l’ortodontista hanno concordato il piano di trattamento, verranno realizzati gli allineatori su misura che dovranno essere portati per circa due settimane prima di passare al set successivo.
Anche se il numero di allineatori varia da individuo a individuo, in genere un trattamento completo prevede 18-36 allineatori per l’arcata superiore e inferiore e un periodo di trattamento compreso tra 9 e 18 mesi, in base al singolo caso.
Per completare il trattamento entro le scadenze concordate, gli allineatori vanno utilizzati giorno e notte, tranne al momento dei pasti, quando ci si lava i denti o si passa il filo interdentale.
Ogni 4 o 6 settimane occorre sottoporsi a una visita di controllo per monitorare i progressi e ricevere i set successivi di allineatori. Invisalign è una delle tante opzioni di trattamento ortodontico disponibili.
Durante una visita di consulenza sulle varie possibilità esistenti per migliorare il sorriso, l’ortodontista consiglierà comunque il trattamento più adatto al caso.
Invisalign ovvero l’apparecchio invisibile.
Con Invisalign si è compiuta una vera e propria rivoluzione nel campo dell’ortodonzia. Tradizionalmente, raddrizzare i denti, voleva dire sottoporsi a mesi per non dire anni di terapie con fili, bande e attacchi (bracket) metallici.
Grazie agli enormi passi avanti della tecnologia e dell’informatica è possibile ottenere lo stesso risultato, in maniera più predicibile e con assoluto comfort.
Invisalign consiste nell’indossare comodi allineatori (mascherine o aligner) rimovibili e praticamente invisibili fino all’ottenimento del risultato programmato.

Rispetto all’apparecchio fisso tradizionale, gli allineatori sono invisibili in quanto costruiti di un polimero trasparente aderente ai denti, sono confortevoli e non impediscono la fonazione in quanto sono dotati di una elasticità calibrata e sono sottili 0,3mm. Inoltre non hanno componenti che possono distaccarsi o pungere o ferire lingua e guance poiché sono costituiti da un solo pezzo e per di più liscio e arrotondato in tutte le sue parti. Anche per questo non vi sono possibilità di manifestazioni allergiche per chi è allergico a metalli e derivati.
Gli allineatori di Invisalign possono essere rimossi per bere, mangiare e per eseguire le normali e doverose manovre di igiene orale domiciliare senza impedimenti e difficoltà. Grazie a questa pratica il risultato voluto in tempi certi senza sforamenti.
Il risultato finale può essere valutato e previsualizzato in anticipo assieme al dottore ed è sempre garantito tale raggiungimento.

 

Come funziona il trattamento.

1° fase:
il dottore ascolta ciò che al paziente piacerebbe ottenere col trattamento ed esegue una visita nella quale si valuta la masticazione, le articolazioni, la salute delle gengive e dei denti;
2° fase:
il dottore esegue delle fotografie del viso e dei denti. Se necessario si esegue una panoramica e una teleradiografia. Tutto ciò al fine di raccogliere i dati per una valutazione preliminare sulla durata e la fattibilità del caso. Vengono eseguite le impronte delle arcate dentarie;
3° fase:
il dottore e il paziente valutano insieme il clincheck ovvero la simulazione 3D dei movimenti dentari, mascherina per mascherina, dalla situazione iniziale al risultato finale;
4° fase:
il paziente riceve gli allineatori Invisalign e tutte le istruzioni per il corretto utilizzo e pulizia degli stessi.
Da quel momento in poi gli allineatori vengono cambiati ogni 2 settimane.
La cosa interessante è che il trattamento può essere gestito dal paziente con relativa autonomia. Inizialmente è opportuno che ogni cambio di mascherina venga eseguito con la supervisione del dottore ma poi, ingranato il meccanismo, il cambio può essere fatto a casa dal paziente stesso recandosi in studio solo una volta ogni mese e mezzo-due per verificare i progressi.

Odontoiatria infantile

 

Perché l’Odontoiatria infantile?

Da sempre il pediatra è il medico dei bambini. E il dentista dei bambini? È il pedodontista, una figura fondamentale per lo sviluppo armonico e in salute dei denti.
Il dente da latte non è solamente una figura transitoria in attesa della comparsa del dente permanente ma è fondamentali nell’assicurare un corretto sviluppo dentale e scheletrico durante la crescita.
Un trattamento sbagliato o la perdita prematura di un dente da latte rischia di portare a conseguenze a volte risolvibili solo con cure lunghe e molto care.
Inoltre, i piccoli pazienti hanno esigenze del tutto speciali: è necessario prendere sul serio le loro paure adottando fin da subito modi e metodi differenti da quelli utilizzati con gli adulti.
In particolare è necessario che il pedodontista sia dotato di grande pazienza al fine di evitare traumi che si ripercuotano poi in futuro. Molti pazienti adulti che soffrono della paura del dentista (Odontofobia) rivelano di aver avuto in passato una cattiva esperienza odontoiatrica infantile. L’obiettivo dello Studio Menenghini è aiutare i bambini ad avere un rapporto sereno con il dentista per tutta la vita.

La prima visita dovrebbe permettere al bambino di fare conoscenza con il professionista, di acclimatarsi con lo studio e di sviluppare un senso di fiducia e tranquillità. È fondamentale che, grazie a varie piccole attenzioni, il bambino ricordi con piacere il primo contatto con il dentista e accetti volentieri di ritornarci.
Per questi motivi durante il primo incontro è altamente sconsigliato effettuare qualsiasi tipo di trattamento o intervento. Dal punto di vista del pedodontista la prima visita serve a valutare l’entità del trattamento, e valutare la disponibilità del bambino ad eseguire le varie procedure.
Se il bambino si dimostra nervoso e spaventato è consigliabile investire tempo in successivi brevi controlli ravvicinati fra loro in modo tale da acquisire progressivamente la sua fiducia. Da un punto di vista diagnostico la prima visita consente di individuare se ci sia:
necessità di correggere le abitudini alimentari;
necessità di correggere le abitudini di igiene domiciliare con conseguente igiene orale professionale;
necessità di un consulto con l’ortodontista in caso di disallineamenti o malocclusioni;
Necessità di trattamento in caso di carie;

Purtroppo ancora oggi molti denti da latte giungono all’osservazione già cariati.
Affinché i denti permanenti possano svilupparsi indisturbati è fondamentale preservare i denti da latte. I danni da carie sui denti da latte devono essere rilevati tempestivamente, finché sono ancora minimi e non hanno raggiunto il nervo (polpa). Quando la carie “fa male” spesso è già troppo tardi per un’otturazione.
Oltre al tradizionale controllo a vista dei denti da latte con specchietto e sonda, al fine di intercettare precocemente le eventuali carie, è necessario eseguire delle radiografie.

Quando è consigliabile fare una radiografia ai bambini?
Ai nuovi pazienti è fortemente consigliabile effettuare una radiografia panoramica (OPT) in quanto questo è l’unico strumento per comprendere lo sviluppo dei denti decidui e permanenti e per escludere eventuali anomalie.
Anche le radiografie endorali (piccole radiografie con lastrina posizionata all’interno delle arcate dentarie) sono caldamente consigliate in quanto è ormai provato da tempo come questo sia un metodo di molto più accurato rispetto alla semplice visione clinica, nel diagnosticare precocemente eventuali carie. È dimostrato che fino al 70% di tutte le lesioni cariose dei denti da latte venga rilevata in stadio precoce tramite una radiografia. I moderni strumenti radiografici digitali impiegati nello Studio Meneghini hanno un’esposizione minima alle radiazioni e sono perciò ideali per i bambini.

Il primo obiettivo è far sì che i piccoli pazienti siano curati senza dolore e senza paura, cercando di conquistare la loro fiducia ed evitando traumi dovuti ad impressioni ed esperienze negative.
Per raggiungere questo scopo ci vogliono grande esperienza, tanta pazienza e sensibilità. Tutta l’equipe utilizza termini speciali per spiegare le cose ai bambini senza far loro paura. Al dente non viene fatta una “iniezione” ma gli si dà invece “acqua per dormire”, e il dente addormentato non viene isolato con la “diga di gomma” ma con la “piscina”. Ovviamente anche la famiglia ha un ruolo fondamentale ed è meglio che i genitori, dentro le mura di casa, non parlino del dentista in termini che in qualche modo possano evocare paura.
Per non tradire la fiducia dei bambini, occorre fare in modo che il trattamento dentale sia delicato e indolore.
Prima dell’anestesia locale, ad esempio, il pedodontista applica sulla mucosa un gel analgesico che elimina o attenua il dolore della puntura.
Metodi alternativi quali il Gas esilerante (Protossido d’azoto) sono volutamente non adottati sia perché è dimostrato da anni che sia efficace quanto un sottofondo di musica rilassante (Journal of Evidence Based Dentistry) sia perché lo studio Meneghini crede che il metodo più efficace nel lungo periodo sia un corretto approccio psicologico al bambino piuttosto che un trattamento farmacologico.
Come curiamo i denti dei bambini.
La diga di gomma.
Definire una diga è molto semplice, si tratta di un foglio di lattice in gomma naturale normalmente di forma quadrata di 15×15 centimetri e dallo spessore che può variare da 0. 15, 0. 20 a 0. 30 millimetri. Questo foglio viene bucato con un apposito strumento per avvolgere i denti da isolare per impedire di contaminare con l’umidità il campo operativo. Ormai da decenni è assodato come questo sia il metodo più efficace per l’isolamento del dente rispetto al resto della bocca in modo tale da poter utilizzare i materiali da restauro nei modi più idonei possibili evitando la contaminazione del campo con saliva e quant’altro ed evitando allo stesso tempo il rischio di ingestione da parte del bambino dei materiali utilizzati durante la seduta. La diga di gomma crea un efficace senso di separazione del lavoro in atto nella bocca e quindi si instaura una sensazione di relax (a volte il bambino si addormenta durante le cure) liberando dalla necessità di introdurre nella bocca specchietti, rulli di cotone e aspirasaliva.
Incredibilmente pur essendo la diga di gomma introdotta per la prima volta nel 1864 (si, 150 Anni fa!!!), solo il 15% dei dentisti la utilizza costantemente con i propri pazienti adulti, vuoi per incapacità, vuoi per pigrizia, o per semplice ignoranza. Non sono disponibili statistiche relative al suo utilizzo con i bambini, ma la maggior parte delle stime ci dicono come meno del 5% dei dentisti la utilizzi in odontoiatria infantile.
Come per gli adulti, anche per i bambini il pedodontista dello studio Meneghini utilizza abitualmente la diga di gomma (“Piscinetta”) e in quei pochi casi in cui ciò non sia possibile per difficoltà oggettive (denti ancora poco usciti per poter essere isolati con la diga di gomma) avviserà i genitori monitorando nel tempo il restauro ed eventualmente re-intervenendo allorquando sarà possibile isolare correttamente i dentini.

Sigillatura dei denti permanenti e da latte.
Uno dei punti in cui è più facile che la carie si sviluppi, è la fessura del dente, ossia nei solchi profondi presenti sulla superficie masticante del dente.
Considerato come uno dei fattori di rischio per la comparsa della carie sia proprio la presenza di fessure difficili da mantenere pulite con il solo uso dello spazzolino, è fortemente raccomandata la sigillatura dei solchi dentali con un materiale plastico fluido che viene poi indurito tramite una luce speciale.
Questa azione preventiva è realizzabile solo nel momento in cui il dente sia ancora del tutto sano e non vi sia alcuna traccia di lesione cariosa.
La sigillatura dei solchi diminuisce l’insorgenza di lesioni cariose del 90% dopo il primo anno dall’esecuzione ma non ne elimina del tutto il rischio di insorgenza. Le sigillature vengono realizzate con un materiale fluido che se ha da un lato il vantaggio di penetrare all’interno delle fessure del dente senza divenire poi un ingombro nell’attività masticatoria del bambino, d’altro canto presenta lo svantaggio di usurarsi facilmente nel tempo richiedendo eventualmente nel tempo interventi di manutenzione.
Per questo è necessario comprendere come sia necessario un continuo monitoraggio ed un precoce intervento in caso di necessità.
La sigillatura dei denti permanenti e fortemente raccomandata a tutti i bambini, mentre la sigillatura dei denti da latte è riservata a coloro i quali dimostrino avere un alto rischio di insorgenza di carie e/o solchi particolarmente profondi e difficili da pulire a casa.
Otturazioni dei denti da latte
Le otturazioni dei denti da latte sono ormai le stesse che per i denti permanenti, cioè eseguite esclusivamente con materiali di colore simile allo smalto (bianco), ragionevolmente durevoli se usati correttamente considerato come spesso gli ultimi denti da latte cadono solo a 13 anni.

Trattamento canalare dei denti decidui.
Un trattamento canalare (detto erroneamente “devitalizzazione”) si rende necessario nei casi in cui la lesione cariosa sia arrivata in profondità fino a intaccare il nervo dentale.
La velocità di progressione della lesione cariosa verso il nervo è maggiore nei denti da latte rispetto ai denti permanenti, e quando ciò avviene, si manifesta generalmente con dolore e / o con una fistola ai margini della gengiva, dall’aspetto di una piccola vescica dalla quale può fuoriuscire del pus.
Il trattamento canalare consiste nella rimozione, sotto anestesia locale, dell’intero nervo dentale malato, (pulpectomia), nella detersione dei canali radicolari e nel loro riempimento con uno speciale cemento.
Nel caso in cui nonostante la lesione cariosa sia arrivata al nervo, ma non vi siano segni di infiammazione o dolore, in genere è sufficiente rimuovere solo la porzione superiore del nervo (pulpotomia) e coprire la parte restante di nervo ancora presente nei canali, lasciando quindi il dentino vitale.
Dopo un trattamento canalare è importante comprendere come, a seconda della sostanza dentale rimasta, sia necessario proteggere adeguatamente il dentino in modo da evitare che si spezzi.

Mantenitori di spazio.
Purtroppo non sempre è possibile salvare tutti i denti da latte distrutti da carie. In questo caso si dovrà pensare al come evitare che i denti contigui si spostino portando poi a conseguenti malposizioni dei denti permanenti, correggibili poi con metodiche impegnative e dispendiose.
A questo scopo utilissimo è il rimpiazzare il dente estratto con un mantenitore di spazio che appunto “tenga libero il posto” per il dente permanente sottostante in procinto di uscire.

I mantenitori di spazio possono essere fissi (ancorati al dente contiguo) oppure mobili, in modo simile ad un apparecchio ortodontico.

Quali abitudini è meglio far scomparire nel bambino?
Molte malocclusioni sono causate o aggravate da abitudini dannose che spesso i bimbi hanno. Un bimbo che si succhia il pollice è un’immagine graziosa ai nostri occhi, ma è anche un’abitudine dannosa che può portare a gravi alterazioni dello sviluppo di denti e mascelle, per esempio morso aperto, morso incrociato, denti sporgenti, mascella stretta. Allo stesso modo sono dannose altre abitudini come introdurre in bocca costantemente altre dita o corpi estranei o premere la lingua contro i denti durante la deglutizione.
Al compimento del terzo anno di vita, è necessario che il bambino cessi qualsiasi abitudine di succhiamento, per evitare danni successivi.
Il pedodontista è in grado di rilevare queste alterazioni dello sviluppo dentale e avviare un trattamento tempestivo, che può consistere in semplici apparecchi mobili.

La profilassi nei bambini.
Tutta l’equipe dello studio si adopera affinché i piccoli pazienti abbiano denti e gengive sani per tutta la vita.
Il presupposto per raggiungere questo scopo è una perfetta igiene dentale sin dall‘infanzia. L’equipe dello studio Meneghini insegna ai propri pazienti come pulire i denti in modo ottimale e, in casi in cui la probabilità di incorrere in lesioni cariose sia alta, si utilizzano lacche e vernici fluorate.

Quando devo portare il mio bambino dal pedodontista per la prima volta?

Dopo l’eruzione dei primi denti da latte. Questa prima visita serve soprattutto ai genitori: comprende infatti consulenza sull’igiene dentale e l’alimentazione, nonché consigli per evitare abitudini dannose come il succhiarsi il pollice che provocano danni a lungo termine.

Quale deve essere la frequenza dei controlli dentistici?

Di solito ogni sei mesi, ma se la dentatura è esente da carie e l’igiene dentale è buona, il dentista può decidere di prolungare l’intervallo.

Il mio bambino non ha carie, devo portarlo ugualmente dal dentista ogni sei mesi per il controllo?

È consigliabile, perché ci sono carie che si sviluppano fra un dente e l’altro e non sono visibili dall‘esterno. A partire dai tre anni, perciò, dovrebbe essere eseguita anche una radiografia della dentatura una volta all’anno.

È proprio necessario fare radiografie dei denti ai bambini?

La carie nascosta, che si sviluppa invisibile negli spazi interdentali, è particolarmente subdola. Solo con una radiografia è possibile rilevarla tempestivamente, prima che provochi maggiori danni. Per questa ragione attualmente si raccomanda di eseguire una radiografia annuale a partire dai tre anni. Le moderne radiografie digitali richiedono una minima esposizione alle radiazioni, e sono perciò molto sicure.

Il mio bambino si rifiuta di lavarsi i denti, cosa posso fare?

Provate a usare qualche stratagemma: la cosa migliore è rendere il lavaggio dei denti un piacevole rituale, durante il quale potete cantare, recitare una poesia o raccontare una storia, in modo da distrarre il bambino. Per i più piccini è un buon metodo lavare loro i denti mentre sono sdraiati sul fasciatoio.

I fluoruri sono utili oppure pericolosi?

Nelle dosi giuste i fluoruri sono molto utili e assolutamente non pericolosi. La forma di somministrazione usata oggigiorno (dentifrici e sale fluorati) è più che sicura e garantisce un’ottima protezione contro la carie.

Quando devo disabituare il bambino a succhiare il pollice o il ciuccio?

Al più tardi al compimento dei tre anni il bambino dovrebbe aver smesso di succhiare il pollice o il ciuccio, altrimenti possono insorgere malformazioni delle mascelle (superiore ed inferiore), malposizioni dei denti (morso aperto) o difetti di pronuncia. Fate appello all’orgoglio del bambino: spiegategli che ormai è troppo grande per succhiare il pollice o il ciuccio, cosa che fanno solo i bebè. Convincete il bambino a regalare il ciuccio alla fatina dei denti o a Babbo Natale. Dal dentista il mio bambino non vuole aprire la bocca dalla paura. State tranquilli. Questo e un problema molto comune. Il pedodontista può cercare di avvicinare con dolcezza il bambino al trattamento.

Cosa fare in caso di incidente ai denti?

Se sono caduti denti permanenti, del tutto o in parte, è indispensabile trovare il dente (o il frammento) caduto. Non toccare la radice del dente ma prenderlo per la corona e riporlo in latte freddo o come ultima soluzione nella saliva del bambino raccolta in un bicchierino. Recatevi immediatamente dal dentista (fuori dall’orario di visita, dal pronto soccorso odontoiatrico). Se sono caduti denti decidui, invece questi non vengono reinseriti, perché ciò potrebbe danneggiare i denti permanenti. Recatevi comunque il più presto possibile dal dentista.

Cosa fare se la vostra domanda non è fra queste?

Mettetevi in contatto con lo studio Meneghini, per telefono o per e-mail. Sicuramente troveremo una risposta alla vostra domanda.

Estetica dentale

Oggi come ieri l’estetica riveste un ruolo di primaria importanza nelle relazioni sociali. Rappresenta il biglietto da visita con il quale ci presentiamo alle altre persone. Il viso è la parte predominante di questo biglietto. Se è vero che gli occhi dicono di noi molte cose, è ben poca cosa in confronto alla bocca. Con essa ci esprimiamo verbalmente e chi ci ascolta vi concentra l’attenzione, con essa esprimiamo stupore, rammarico o imbarazzo ma, soprattutto, ridiamo e sorridiamo.
Dobbiamo così considerare le labbra, i denti in rapporto con esse, i denti anteriori superiori e quelli inferiori anteriori come componenti di un unicum proprio di ciascuno di noi.
Un sorriso è ritenuto piacevole quando le labbra sono piene, toniche e senza rughe.
I denti anteriori sporgono al disotto del labbro superiore per qualche millimetro e seguono un andamento parallelo e sfiorante a quello del labbro inferiore e perciò convesso verso il basso.
Gli incisivi centrali sono più lunghi degli incisivi laterali che sono a loro volta più corti dei canini. Gli incisivi inferiori, che non vengono mostrati durante il sorriso, devono essere visibili durante l’eloquio solo per pochi millimetri.
Tutti i denti sono bianchi, ben allineati e di giuste proporzioni mentre le gengive sono rosa con contorni simmetrici e visibili per al massimo 2 millimetri.
Esistono cioè parametri, misurazioni e proporzioni auree che vanno valutate dal momento che si eseguono riabilitazioni del sorriso.
Da molti anni lo studio esegue in questi casi le cosiddette rivalutazioni estetiche.
In una rivalutazione estetica ad esempio vengono raccolte prima di tutto i desideri e le aspettative del paziente di modo da poter avere una traccia dell’intervento che deve essere eseguito tenendole in debito conto.
Si eseguono fotografie significative sia extraorali che endorali, si eseguono impronte di entrambe le arcate dentarie e registrazioni facciali e occlusali appropriate.
Viene eseguito inoltre un esame radiografico di tutta la bocca (FMX o STATUS X) per avere lo stato di salute di tutti i denti.

Raccolte tutte le informazioni si procede con un piano di trattamento per la sistemazione dell’ estetica.
Il piano di trattamento potenzialmente potrebbe coinvolgere tutte le branche dell’odontoiatria e non solo, tutte eseguite nello studio dai vari specialisti e coordinate dal responsabile del trattamento dott. Andrea Meneghini:
l’uso di filler permette di riempire labbra troppo sottili e di ridurre le rughe;
le gengive possono essere rese simmetriche con interventi di chirurgia parodontale o chirurgia di plastica muco gengivale;
i denti possono essere resi più bianchi con un trattamento sbiancante;
le dimensioni, le proporzioni e l’ aspetto superficiale dei denti possono essere ottimizzati con l’ applicazione di faccette in ceramica;
la posizione e l’allineamento dei denti può essere raggiunto grazie alla moderna ortodonzia per adulti come l’ Invisalign o l’ apparecchio fisso linguale;
le vecchie corone e ponti possono essere sostituite con le corone in ceramica integrale o corone in zirconia eliminando i bordini metallici visibili.
Usura, mal posizione, dimensioni dentali inadeguate, asimmetrie o esposizione gengivali, bordini, otturazioni dicromiche possono quindi essere corrette migliorando la vita di relazione di chiunque in qualunque modo.
Attraverso una corretta e franca discussione sulle opportunità di miglioramento dell’aspetto del paziente lo studio si impegna a far comprendere attraverso previsualizzazioni di vario tipo, quale potrebbe essere il risultato realisticamente ottenibile al fine di non incappare in spiacevoli malintesi o risultati imbarazzanti per entrambi.

Progetto del sorriso virtuale

È noto come, negli ultimi anni, i più comuni software di gestione di immagini come Photoshop, Power Point, Microsoft Office Picture Manager, Key Note per Mac e altri, si siano a tal punto evoluti da rendere possibile l’utilizzo da parte di operatori non informatici quali i dentisti per il raggiungimento di scopi di pianificazione terapeutica estetica. A partire da una serie di fotografie ben eseguite (del viso, del sorriso e degli aspetti endorali della bocca) è possibile eseguire una previsualizzazione virtuale del risultato estetico finale.
Oltre a essere uno strumento insostituibile per la diagnosi e per la programmazione del trattamento estetico, rappresenta un metodo di comunicazione assai efficace: il paziente può comprendere le problematiche del suo sorriso e conoscere come poterle affrontare al meglio senza spiacevoli sorprese a trattamento cominciato o addirittura concluso.
In prima seduta c’è un colloquio approfondito circa le aspettative e i desideri del paziente per il miglioramento dell’estetica del suo sorriso.
Il tale seduta vengono anche scattate alcune fotografie del volto (a labbra chiuse, dischiuse e con sorriso) e dell’intera dentatura.
Si procede con test fonetici e funzionali per valutare i rapporti estetici e funzionali dei denti con le labbra.
Quindi si prendono le impronte studio della bocca e le registrazioni occusali e facciali opportune.
Tutte queste informazioni sono poi usate per sviluppare un piano di trattamento ideale che verranno mostrate e dettagliate al momento della seconda seduta.
In tale seduta davanti al computer il paziente può visualizzare l’obbiettivo del trattamento con il risultato finale, e tutti i passaggi per poterlo raggiungere.
Il paziente, in ultimo, ha la facoltà di apportare suggerimenti o chiarire dei dubbi.
Viene infine consegnato il preventivo completo, con il relativo piano di pagamento da valutare con la segretaria.

Faccette in ceramica

Lo studio Meneghini offre la possibilità di un restauro totale del sorriso grazie all’utilizzo delle faccette estetiche dentali in ceramica. Che cosa sono? Sono dei restauri parziali in ceramica integrale che vengono cementati adesivamente e perennemente ai denti anteriori che compongono il sorriso.
Accade spesso che il paziente non sia soddisfatto dell’aspetto, della posizione, della dimensione e del colore dei propri denti. Fino alla metà degli anni novanta, esisteva un solo modo per far fronte a questo: protesizzare ovvero incapsulare tutti i denti incisivi e canini fonte di questo disagio compiendo un sacrificio ingente di struttura dentaria. I denti ricoperti in questo modo dovevano spesso essere devitalizzati e a livello gengivale compariva, dopo un certo tempo, un antiestetico bordino metallico che risaltava con innaturale bruttezza.
Indicazione all’utilizzo.
Con le faccette molte situazioni estetiche possono essere risolte con eleganza e affidabilità.
I denti anteriori infatti sono spesso interessati da usura.
L’ usura può derivare dall’incedere del tempo ma con più probabilità dallo sfregamento inconscio dei denti (bruxismo), da abitudini nocive come il mordicchiarsi le unghie o le pellicine periungueali o per erosione acida per consumo di cibi e bevande acide (succhiare agrumi o caramelle alla vitamina c o bere bevande gassate).
L’ accorciamento degli incisivi determina un inevitabile invecchiamento del sorriso.
Nel soggetto giovane infatti gli incisivi centrali sono più lunghi degli incisivi laterali e seguono un andamento parallelo al bordo superiore del labbro inferiore durante il sorriso. Questo rende il sorriso piacevole, giovane e attraente.
Nel soggetto giovane inoltre gli incisivi centrali sporgono di 2-4 mm al di sotto del labbro superiore quando la bocca è leggermente dischiusa, rendendola più sensuale. Un ulteriore danno dell’usura è l’assottigliamento dello smalto rendendo il dente meno luminoso e il sorriso spento.
I denti anteriori possono essere interessati da molteplici otturazioni eseguite in tempi differenti e sostituite varie volte.
Sebbene le moderne otturazioni in composito possono mimetizzarsi ottimamente con il dente naturale circostante, l’aspetto di superficie nonché l’aspetto cromatico tende a mutare nel tempo rispettivamente sotto l’azione dello spazzolino e dei pigmenti alimentari. Rendendosi visibili tali otturazioni devono essere rifatte periodicamente per mantenere un aspetto accettabile.
I denti anteriori possono avere alterazioni cromatiche (discromie) a bande legate per lo più all’assunzione di antibiotici del gruppo delle tetracicline durante l’infanzia per la cura delle tonsilliti. Classicamente i denti presentano una metà verso la gengiva molto cromatica (gialla) e l’altra metà di aspetto grigiastro.
I denti anteriori possono essere interessati da alterazioni congenite delle dimensioni.
L’anomalia più frequente è rappresentata dal cosiddetto incisivo laterale conoide che può essere bilaterale oppure monolaterale.
Talvolta tutti quattro gli incisivi possono essere di dimensioni inadeguate risultando distanziati tra loro. Le faccette in ceramica possono risolvere brillantemente tutte le situazioni precedentemente descritte.
Nel caso dei denti usurati o sottodimensionati si tratta, a seguito di uno studio estetico, di stabilire in comune accordo con il paziente, tramite una previsualizzazione (mock up), quali dovranno essere i volumi e le lunghezze più opportune.
Nel caso delle otturazioni le faccette nascondono i restauri rendendo il risultato omogeneo e inalterabile poiché la ceramica è inalterabile sia nel colore che nella forma.
Infine, nel caso delle discromie, le faccette possono essere delle valide alternative al trattamento di sbiancamento; quest’ultima procedura in questi casi non è, purtroppo, molto efficace e tende a recidivare frequentemente.

Trattamento con faccette estetiche in ceramica

Il trattamento con le faccette si esegue in tre appuntamenti:
1° appuntamento:
in cui vengono rilevate le impronte preliminari della situazione esistente.
In questa fase, se il trattamento prevede la modifica delle dimensioni e delle lunghezze (cioè usura e sottodimensionamenti), viene eseguita una previsualizzazione estetica (mock up).
La previsualizzazione prevede solitamente il posizionamento provvisorio di materiale composito o resinoso atto a simulare il risultato finale.
Il paziente potrà così valutare quale aspetto avrà alla fine della cura apportando migliorie secondo proprio gusto o addirittura rinunciandovi nel caso in cui l’estetica non dovesse incontrare le proprie aspettative.
2° appuntamento:
seguendo le indicazioni derivanti dal mock up in questo appuntamento vengono preparati i denti.
La preparazione dei denti consiste in una limatura superficiale dello smalto esterno di uno spessore che raramente raggiunge il millimetro.
La limatura pur essendo estremamente conservativa (è una sbucciatura) è necessaria per far posto al restauro finale in ceramica.
In questo appuntamento viene adattato un provvisorio in resina che costituirà il vero prototipo del definitivo e che proteggerà i denti fino all’appuntamento successivo.
Infine viene rilevata un’impronta di precisione dei denti preparati e del provvisorio.
3° appuntamento:
è il giorno in cui vengono cementate le faccette definitive in ceramica che incorporeranno tutte le indicazioni scaturite dal mock up e dall’adattamento del provvisorio.

Studi scientifici hanno dimostrato come le faccette siano i restauri più affidabili e longevi che l’odontoiatra accorto può fornire. Le percentuali di successo si aggirano attorno al 97% nei 10 anni successivi alla consegna.
Questo grazie al fatto che la faccetta è cementata quasi completamente su smalto naturale e che il dente sottostante non subisce pressoché nessuna variazione nella resistenza strutturale. Dopo la cementazione anche un occhio esperto fatica a riconoscerle. Le caratteristiche ottiche della ceramica la rende del tutto simile allo smalto e la traslucenza del materiale mantiene la vitalità cromatica di un dente naturale.

Odontoiatria conservativa

Conservativa è il nome che si dà a quella branca dell’odontoiatria che si occupa della conservazione del dente. Nell’accezione comune l’odontoiatria conservativa si occupa del ripristino dell’estetica e della funzione del dente che è andata compromessa dalla presenza della carie. In altre parole si esegue ricostruendo od otturando il dente.
Negli ultimi anni enormi progressi si sono fatti per dare all’odontoiatra materiali sempre più compatibili, estetici e resistenti per eseguire otturazioni ancor più mimetiche, durature e al contempo più rispettose del dente oltre che della salute del paziente.
I moderni materiali compositi, infatti, hanno soppiantato le vecchie amalgame d’argento (chiamate comunemente e impropriamente “piombature”) superandole da tutti i punti di vista:
dal punto di vista funzionale le caratteristiche meccaniche del composito lo rendono un materiale con una resistenza all’abrasione molto simili allo smalto naturale integrandosi nel normale sviluppo della bocca negli anni;
dal punto di vista estetico, con tutta la gamma di colori oggi a disposizione, rendono l’otturazione in composito invisibile soprattutto se paragonata alle vecchie otturazioni in amalgama;
“il composito si lega al dente in maniera adesiva perciò la cavità che accoglie l’otturazione è la risultante della sola rimozione del tessuto cariato e nulla più.
Le vecchie otturazioni in amalgama invece richiedevano oltre alla rimozione della carie, anche quella di un’ulteriore struttura per la creazione di box ritentivi in quanto la durata dell’otturazione veniva garantita dalla presenza di sottosquadri;”
Il materiale composito è un materiale inerte che non genera nessuna interazione con l’organismo che lo ospita a differenza dell’amalgama sulla quale aleggia il sospetto di patologie legate alla tossicità del mercurio del quale è ricca.
Per tutti questi motivi lo studio Meneghini esegue da molti anni esclusivamente restauri dentali con composito che hanno totalmente soppiantato le procedure inerenti l’amalgama.

La procedura dell'otturazione

La procedura attraverso la quale si esegue un’otturazione in composito è la seguente:
Fase 1) anestesia locale
Fase 2) isolamento con diga di gomma
In questa l’assenza di umidità affinché il materiale composito aderisca in modo ottimale. Il vapore acqueo della respirazione o peggio ancora la saliva possono contaminare la superficie alla quale il materiale deve “incollarsi”.
È essenziale perciò, per sfruttare al meglio le caratteristiche tecnologiche del materiale, la presenza di un mezzo fisico di isolamento del dente dal resto della bocca.
L’isolamento del campo può rappresentare un vantaggio anche per chi ha un riflesso spiccato del vomito, infatti evita di interferire con la lingua e il palato lavorando praticamente fuori dalla bocca.
Fase 3) rimozione della carie.
Avviene mediante strumenti rotanti ad alta velocità.
La procedura è assolutamente priva di dolore.
Fase 4) condizionamento del dente
Si applicano gel e soluzioni di ultima generazione ad intervalli di tempo prestabiliti che permettono l’incollaggio del materiale da restauro al dente.
Fase 5) ricostruzione
Si esegue applicando strati successivi di composito allo stato pastoso che vengono induriti medianti speciali lampade a luce led con tempi anch’essi prestabiliti.
Fase 6) rifinitura
La rifinitura superficiale del materiale è estremamente importante, permette il raggiungimento delle caratteristiche estetiche volute e la minor capacità di ritenzione di placca possibile unitamente ad un maggior confort da parte del paziente.
Fase 7 aggiustamento occlusale
È fondamentale l’integrazione del restauro anche dal punto di vista della masticazione. Essa infatti viene provata facendo chiudere la mandibola su di un foglio di carta copiativa estremamente sottile. I punti di contatto eccessivi o indesiderati vengono cosi rimossi.

Il tempo dedicato ad un’otturazione è strettamente correlato all’attenzione con la quale viene eseguita e, generalmente, si aggira attorno all’ora. Lo studio Meneghini ha la possibilità di eseguire contemporaneamente più carie, in modo da ottimizzare il numero degli appuntamenti, il tempo impiegato per le cure e il numero delle anestesie necessarie.

Endodonzia

L’Endodonzia è la branca dell’Odontoiatria che si occupa delle patologie della polpa (il cosiddetto “nervo”) dei denti e degli effetti che tali patologie possono causare sui tessuti ossei limitrofi alla radice del dente interessato (i cosiddetti “granulomi”, termine ormai entrato nell’immaginario popolare, che raggruppa tutta una serie di patologie e manifestazioni in realtà differenti) e sui tessuti mucosi corrispondenti ai denti interessati (ad es. infiammazione o, addirittura, fistole).
In caso di carie o di perdita di struttura dentaria (fratture) gli stimoli di origine termica o traumatica sono in grado di compromettere la vascolarizzazione e l’innervazione pulpare fino ad arrivare alla perdita irreversibile della vitalità pulpare.
Le carie più profonde invece possono provocare un’infezione batterica diretta della polpa che progredisce inevitabilmente in necrosi.
Tali stimoli nocivi sulla polpa ancora vitale scatenano una forte sintomatologia dolorosa e sono indicativi di un danno pulpare irreversibile al quale si fa fronte con il trattamento dei canali del dente interessato, terapia più comunemente nota come devitalizzazione.

Devitalizzazione

Consiste nella completa detersione e strumentazione di ciascun canale mediante strumenti appositi e nella sua sagomatura al fine di renderne possibile la completa otturazione con un materiale inerte e sigillante (la guttaperca).
Il ritrattamento di canali già trattati è competenza dell’endodontista (o del dentista generico che agisce come tale) il quale sempre più spesso attualmente si trova a dover revisionare cure datate che hanno perso la loro efficacia.
Talvolta in questi casi la presenza di calcificazioni, gradini e strumenti fratturati all’interno dei canali che rendono difficile e talvolta impossibile la progressione degli strumenti e che spesso compromettono il successo del ritrattamento.
Anche un dente già devitalizzato può essere la causa di importanti sintomatologie dolorose, che ovviamente non sono più imputabili al dente stesso (il nervo è stato eliminato dalla precedente devitalizzazione) ma all’innervazione dei tessuti ossei e mucosi limitrofi alla radice del dente interessato.
In questi casi un canale radicolare, magari non perfettamente sigillato, è stato infettato da batteri di varia provenienza (ad es. a causa di un’otturazione o da una protesi non perfettamente impermeabili). I batteri in questo modo causano un’infezione dei tessuti attorno all’apice della radice e quindi una forte sintomatologia dolorosa che accompagnano l’ascesso.
Nei casi in cui, a seguito del ritrattamento, non scompaiano i segni e sintomi della patologia si interviene chirurgicamente accedendo direttamente alla radice attraverso l’osso otturando il canale dall’apice (in modo retrogrado) con un intervento detto apicectomia. Il dente trattato endodonticamente necessita di essere ricostruito (con materiali e tecniche simili a quelli utilizzati per le otturazioni) per poter poi essere ricoperto da un manufatto protesico (intarsi, corone, ponti).
A seguito dei trattamenti e, particolarmente, dei ritrattamenti endodontici è buona norma eseguire dei controlli radiografici locali a tempi programmati.

Il trattamento endodontico consiste nella rimozione del tessuto pulpare sia a livello della corona sia a livello delle radici e nella sostituzione della parte rimossa con un’otturazione permanente in guttaperca e cemento canalare, previa adeguata sagomatura dei canali radicolari.
Le fasi operative della devitalizzazione e del ritrattamento sono:
1) Radiografia iniziale;
2) Anestesia locale (l’intero trattamento è completamente indolore);
3) Ricostruzione provvisoria della corona dentale quando questa è distrutta, allo scopo di lavorare in condizioni ottimali di isolamento del campo operativo;
4) Isolamento del campo operativo mediante la cosiddetta diga: cioè un foglio di gomma teso da un archetto metallico e tenuto in situ da un uncino metallico;
5) Apertura della camera pulpare attraverso la corona dentaria;
6) Ritrovamento del o dei canali.
Misurazione della lunghezza del canale mediante il localizzatore elettronico dell’apice;”
7) Strumentazione dei canali mediante uno strumentario endodontico che asporta la polpa canalare, i batteri e le sostanze infette, creando nel medesimo tempo una forma a cono, adatta a ricevere il materiale d’otturazione;
8) Lavaggi con ipoclorito di sodio (attivato con ultrasuoni) ed EDTA per ottenere un ambiente il più possibile asettico;
9) Riempimento permanente dei canali con guttaperca, materiale plastico e modellabile con il calore, associato a cemento canalare;
10) Otturazione provvisoria finale;
11) Radiografia finale di controllo per verificare la corretta esecuzione della cura.
12) Ricostruzione del dente a scopi protesici e conservativi;

Durante il trattamento il dolore è completamente assente grazie all’anestesia locale.
Un indolenzimento, che può essere soggettivamente più o meno lieve, è quasi sempre presente nei due-tre giorni successivi alla cura endodontica: si può ovviare con un qualsiasi analgesico.
In rarissimi casi, in radici particolarmente infette, a causa della mobilizzazione ed al passaggio di batteri oltre apice, può svilupparsi un ascesso, ovviamente doloroso; l’insorgenza di queste complicanze non pregiudica però il successo della terapia endodontica iniziata.
Sarà naturalmente cura dell’odontoiatra associare al trattamento endodontico, qualora lo ritenesse opportuno, la corretta terapia antibiotica.
La percentuale di successo di un trattamento endodontico corretto è, in condizioni normali, elevatissima.
La percentuale diminuisce nei casi di ritrattamento, quando cioè la cura canalare è già stata effettuata in precedenza ma in maniera inadeguata (cure corte, errori di strumentazione, presenza di varianti anatomiche).
In questi casi, comunque, si può intervenire chirurgicamente con l’apicectomia ed otturazione retrograda in modo da aumentare le probabilità di successo.

Quando, anche dopo un trattamento o un ritrattamento correttamente eseguiti, la lesione ossea (il cosiddetto “granuloma”) di origine endodontica non guarisce, oppure quando la sintomatologia dolorosa regredisce ma non scompare interamente, permanendo una sensibilità alla pressione (ad es. durante la masticazione) o spontanea, si aprono due nuove possibilità.
La prima e la più grave, perché porta inevitabilmente alla perdita del dente, è la presenza di una frattura della radice, evento molto difficilmente diagnosticabile sino a quando non si evidenziano alcuni segni clinici particolari che compaiono però solo in una fase molto tardiva.
L’altra possibilità è quella della permanenza di un incompleto sigillo di tutti forami apicali presenti.
Queste piccolissime “porte di entrata” permettono ai batteri di colonizzare l’ambiente, infettandolo, e di alimentare un’area di infiammazione locale.
La soluzione, in questo caso è rappresentata da un piccolo intervento chirurgico che ha come scopo di eliminare l’apice della radice interessata (apicectomia) e di sigillare il canale così esposto (otturazione retrograda).
Questo tipo di intervento viene oggi eseguito con l’ausilio di sistemi di ingrandimento ottici, che permettono di essere veramente poco invasivi.
La complessità dell’intervento varia con la localizzazione dell’area, infatti è estremamente semplice nelle aree frontali, mentre diventa più difficile, per ovvie ragioni, nelle aree posteriori, particolarmente in quelle inferiori.
L’intervento inizia con lo scollamento della gengiva nell’area interessata (apertura del lembo chirurgico) e prosegue con l’apertura della breccia ossea (un forellino di qualche millimetro nell’osso alveolare in corrispondenza dell’apice della radice interessata), quindi si procede al taglio dell’apice della radice (1 o 2 mm terminali) e all’otturazione retrograda del canale.
L’intervento finisce con la sutura (alcuni punti) della piccola ferita.
A distanza di una settimana i punti vengono rimossi, mentre a distanza di tempo verranno eseguite delle radiografie locali per controllare l’avvenuta guarigione.
Un discorso a parte merita la chiusura delle perforazioni radicolari che possono essere un residuato di aree di riassorbimento spontaneo della parete radicolare o di terapie endodontiche vecchie e/o incongrue.
Questa terapia si è radicalmente modificata negli ultimi anni per l’avvento di nuovi materiali e nuove tecniche.
Sino a qualche anno fa, infatti una perforazione portava quasi inevitabilmente alla perdita del dente interessato, in quanto i materiali disponibili non erano caratterizzati da quella biocompatibilità necessaria a garantire il successo in aree così delicate della radice.

Sbiancamento denti

 

Il colore dei denti

Il colore dei denti è uno dei fattori predominanti nell’estetica del sorriso.
Un sorriso giovane e smagliante viene normalmente associato a denti bianchi e luminosi. Il colore tuttavia può risultare non propriamente piacevole con variazioni cromatiche che vanno dal giallo più intenso a tonalità di grigio più o meno marcate.
La dentina, strato sottostante allo smalto che riveste la corona del dente, condiziona la tinta e il croma del dente ed è per lo più determinato geneticamente.
Lo smalto invece può rendere, a seconda del suo spessore e della sua minore o maggiore traslucenza, il dente più o meno chiaro o più o meno opalescente.
Con il trascorrere degli anni lo smalto generalmente si assottiglia facendo emergere il colore intenso della dentina, abitudini quali assunzione di caffè, the, fumo, vino rosso e altre sostanze altamente colorate, rendono il dente certamente meno luminoso.

Per migliorare colore della dentatura, il paziente oggi ha la possibilità di effettuare trattamenti sbiancanti.
Si tratta di trattamenti cosmetici che eseguiti sotto controllo del dentista e dell’igienista, permettono di ottenere risultati effettivi in poco tempo e in assenza di effetti collaterali permanenti.
La domanda che viene frequentemente posta è se tali trattamenti siano dannosi per i denti.
La risposta è assolutamente no, purché vengano eseguiti nei tempi e nei modi prescritti dall’odontoiatra.
Il gel sbiancante è costituito da perossidi veicolati per lo più da carbamide che, applicati sui denti liberano ossigeno ad alti volumi. Essendo l’ossigeno una molecola molto piccola, è in grado di penetrare attraverso lo smalto senza danneggiarlo raggiungendo la dentina.
Attraverso reazioni di semplificazione molecolare si ottiene una dentina che riflette la luce, e non la trattiene, facendo apparire il dente bianco.
Lo smalto che protegge il dente possiederà le stesse caratteristiche di resistenza alla carie precedente al trattamento mentre il dente conserverà la robustezza originaria.
Esistono due tipi di trattamento: domiciliare e professionale.

Nel trattamento domiciliare vengono prese in una prima seduta le impronte della bocca. Con queste si costruiscono delle mascherine in materiale siliconico che vengono fornite al paziente assieme al prodotto sbiancante.
Il paziente non dovrà fare altro che indossarle dopo averle riempite con gel sbiancante per 30-60 minuti per 8-10 giorni comodamente a casa sua.
Durante questo periodo è importante non assumere cibi o bevande pigmentanti o fumare per avere il massimo risultato.
La durata dell’effetto sbiancante è variabile e va da 6 mesi a qualche anno in relazione anche alle abitudini alimentari e alla assiduità al fumo da sigaretta.
Il trattamento si può comunque ripetere, sempre previo consulto con il dentista, richiedendo la “ricarica” di gel sbiancante; le mascherine saranno riutilizzabili.

Lo sbiancamento professionale detto anche power bleaching differisce per tempo e modo di applicazione. Esso si svolge infatti in meno di 2 ore sulla poltrona del dentista una sola volta e con l’applicazione diretta del gel sui denti proteggendo appositamente le gengive.

Grazie all’energia della luce e a speciali fotosensibilizzatori, la lampada sbiancante riesce a scindere il principio attivo (perossido di idrogeno) in ossigeno altamente reattivo alla “velocità della luce”. Questo ha consentito di ridurre notevolmente sia i tempi, sia le concentrazioni utilizzate, creando trattamenti sbiancanti in grado di eliminare gli effetti collaterali e garantendo uno sbiancamento efficace, naturale e durevole.

I trattamenti BlancOne® non fanno ricorso al calore, a pH molto acidi o basici, o a reagenti metallici.
Grazie al loro meccanismo di azione accelerato e all’impiego di basse concentrazioni, i trattamenti BlancOne® evitano la disidratazione dello smalto, causa della sensibilità dentinale, spesso collegata agli sbiancamenti tradizionali. A differenza di tutti gli altri trattamenti sbiancanti,infatti, i trattamenti BlancOne® non contengono agenti desensibilizzanti.

Effettuando una serie di veloci cicli di sbiancamento, ripetuti nella stessa seduta sotto il controllo costante dell’operatore, i trattamenti BlancOne® assicurano la massima professionalità, tutela e comfort per il paziente.

Rispettando lo smalto, il bianco risulta naturale, stabile e durevole e non sarà necessario utilizzare prodotti rimineralizzanti.

Impronta dentale ottica

Il Cerec è un sofisticato sistema che consente la realizzazione di corone in ceramica integrale, intarsi, faccette estetiche e apparecchi ortodontici invisibili (Invisalign).
A differenza delle tecniche tradizionali con Cerec è possibile il restauro dei denti in un’unica seduta senza l’utilizzo di impronte impiegando materiali di ultima generazione con caratteristiche estetiche e funzionali eccellenti.
Il sistema si avvale di tre unità:
1) Una piccola telecamera intraorale che scannerizza tridimensionalmente la bocca;
2) un computer con un software dedicato con il quale si progetta il restauro;
3) una molatrice realizza il restauro progettato.
La telecamera emette una luce intermittente che rimbalza sulle superfici del cavo orale rilevando l’anatomia dei denti interessati cogliendone anche i più piccoli dettagli, in una sorta di scansione tridimensionale.
Il software elabora le immagini acquisite e realizza un modello virtuale delle arcate, il quale altro non è che il corrispondente del classico modello in gesso utilizzato nelle tecniche con impronta con pasta. Sul modello viene progettato il restauro da realizzare, conferendo a questo la forma più idonea in relazione ai denti circostanti e a quelli antagonisti. Anche in questa fase la cura dei dettagli è fondamentale.
I dati del progetto vengono automaticamente inviati all’Unità Molatrice, che è un’apposita macchina di fresatura in cui due frese diamantate lavorano in sincronia su un blocchetto di ceramica, realizzando il restauro da noi progettato. Il semilavorato ottenuto viene poi cristallizzato dal tecnico secondo le caratteristiche rilevate dalle foto al momento dell’impronta ottica.
I vantaggi di questa rivoluzione digitale sono molteplici:
1) L’eliminazione della “pasta da impronta” che non è più necessaria.

2) L’eliminazione di passaggi che possono introdurre errori e imprecisioni. L’impronta tradizionale può deformarsi anche in maniera impercettibile, il materiale con il quale si sviluppa l’impronta nell’indurimento ha piccole variazioni dimensionali a volte non controllabili, il modello ottenuto può subire danneggiamenti durante la manipolazione inficiandone la precisione. Tutto questo è superato in quanto non esiste più e inoltre può essere controllato all’istante.

3) Il progetto viene elaborato a video visualizzandolo a ingrandimenti fino a 40 volte a tutto vantaggio della precisione.

4) Talvolta è possibile realizzare il restauro dall’impronta alla cementazione in un’unica seduta. Molto importante per pazienti molto impegnati con poco tempo a disposizione o che risiedono lontano dallo studio.

Radiologia digitale 3D

DIAGNOSI PIÙ ACCURATE E TRATTAMENTI PIÙ PRECISI CON TC CONEBEAM (CBCT).

È un esame radiologico tridimensionale della mandibola, della mascella, delle articolazioni temporomandibolari e dei seni mascellari.
Negli ultimi anni è stato introdotto un nuovo esame radiografico tridimensionale che ha soppiantato la TAC convenzionale per la enorme precisione e la minima dose radiante. La tecnologia Cone Beam utilizza un fascio di raggi x di forma conica che consente di acquisire un ampio volume con notevole riduzione di dose di radiazioni a cui si espone il paziente rispetto ai sistemi TAC convenzionali (circa 30-60 volte inferiore ad una convenzionale TAC).
L’ esame viene eseguito in piedi in modo del tutto simile al l’esecuzione di una panoramica eliminando la sensazione di claustrofobia delle TAC eseguite all’ospedale.
Dall’esame si ottiene un’immagine tridimensionale delle basi ossee che può essere visionata immediatamente sullo schermo del computer. Ogni parte anatomica rilevata risulta misurabile e analizzabile con una corrispondenza pressoché totale.
Il software permette di colorare ed evidenziare il percorso dei nervi al fine di meglio comprendere i rapporti di questo con denti o gli impianti. Questo è importante quando si devono togliere i denti del giudizio o si devono inserire impianti in regione mandibolare.
È possibile analizzare lo stato di salute dei seni mascellari e cioè se sono in preda a processi infiammatori cronici. Questo è particolarmente importante quando si devono posizionare impianti in regione mascellare.
È possibile esaminare se vi siano alterazioni patologiche ossee delle articolazioni temporomandibolari per capire se sia possibile risolvere particolari dolori, acufeni e ronzii.
È possibile eseguire diagnosi di fratture di radici, presenza di canali accessori che determinano formazione di granulomi.
Implantologia integrata.
Grazie alla tecnologia di cui è dotato lo studio è possibile, sulla base dell’esame volumetrico tridimensionale Cone Beam, interfacciarlo con una scansione ottica dell’area da trattare con lo scanner Omnicam del Cerec. In questo modo si può sovrapporre il progetto virtuale del o dei denti da sostituire con la Cone Beam così da posizionare l’impianto nella posizione più idonea dal punto di vista estetico e funzionale.
Grazie al software Simplant e Inlab si è in grado infine di sviluppare e produrre guide chiamate dime chirurgiche per guidare l’operatore nel posizionamento dell’impianto esattamente come programmato a computer riducendo tempi operatori e imprecisione dell’inserimento in tutta sicurezza per il paziente.
“Conclusione. Cone Beam è un esame indispensabile nell’odontoiatria moderna che permette diagnosi più accurate, pianificazioni implantari precise ed estrazioni sicure.
Le radiazioni sono minimali e non determina problemi di claustrofobia.”